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Feudalesimo e Libertà
 
 

Se abbandoni lo tuo molosso, sei un malnato!


29 Lug 2015

Ogn’estivo periodo, la misma res. Pur de coitar cum qualche ebbra meretrice gnosciuta sul litorale o pur d’arrostir lo proprio derma per rassomigliar a Carolus Conti, multe genti abbandonan lo proprio fedele cane sullo ciglio della istrada. Tale pratica, oltre a contravvenir allo codex cavalleresco, è segno de magna vergacefalità et grullità acuta. 

 

P’ovviar allo problema, lo Imperatore et lo suo Consilium de Corte habet initiato una campagna d’esemplari punitioni pelli malnati che compiono un simile abominio contra lo più fedele sodale dell’homine. Ecco alcuni estratti delle sentenze de cundanna d’alcuni rei: Arcibaldo da Mestre, maniscalco et fabbro Venetiano. Questo collegio, quivi riunito p’esprimersi sovra l’abbandono dello suo BOVARO ALEMANNO sulla consolare via che dalla Serenissima porta in quel di Rimini, la condanna a XX anni di laboro praesso lo lazareto di Roma ove s’occupera de raccoglier lo sterco delli infetti.»

«Ugaccioni da Sesto Fiorentino, beccaio guelfo. Questo collegio, quivi riunito p’esprimersi sovra l’abbandono dello suo TORO CANIDE in quel di Barberino del Mugello, la condanno allo taglio delli arti superiori et inferiori. Questi saranno poi donati allo canile dello Borgo toscano pe sfamar le fiere che vi vivon.»

«Diego Esposito, cociniere partenopeo. Questo collegio, quivi riunito p’esprimersi sovra l’abbandono dello suo AUREO RETROSEMPRE sulla istrada che dalle pendici dello Vesuvio porta alla riviera Amalfitana, la condanna a vita a praestar gratuito laboro praesso le salutari Zolfiere sicule.»

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